SETTEMBRE 1267 - SETTEMBRE 2017

Il 1° ottobre 2017 nell'ambito delle manifestazioni previste per la XXII edizione della rievocazione storica della sottomissione di Manfredi di Svevia a Papa Innocenzo IV, l'Associazione "IL VERDE", in località "Ponte Canale", ha inaugurato una stele commemorativa del 750° anniversario della "trasmutazione" delle spoglie del Re Manfredi di Svevia da Benevento, dove trovò la morte nella celebre battaglia del 1266 combattendo valorosamente contro le truppe angioine, a Ceprano. La traslazione avvenne nel mese di settembre dell'anno 1267

Il 17 aprile 1614, mentre si stanno eseguendo i lavori per la demolizione del vecchio ponte sul fiume Liri fatto costruire da Antonino Pio nel 147 D.C. e crollato nel 1608, viene rinvenuto un sarcofago in pietra con sopra un coperchio in marmo.

ANTONIO VITAGLIANO descrive così il ritrovamento nella sua opera “IL CEPRANO RAVVIVATO”:
“…Erano le parole precise dell'epitaffio, le seguenti che furono genuinamente registrate nel libro del ponte di Ceprano fatto à mano dall'Arciprete Don Pasquale Honorati nostro Cittadino di bell'intelletto, all'hora, che nell'anno 1614, à 17 d'Aprile fù discauata intieramente questa cassa quasi appresso le muraglie dell'antico Ponte, che si disguastava per la nuova fabrica nel fiume Liri, il cui couecrchio marmoreo, che era alla detta cassa piombato, con la seguente iscritione, fù per un tempo esposto al publico ipettacolo à vista di tutti, e sendosi alla fine casualmente rotto in più pezzi, ne conservai un rottame con tre sole parole, che ancora ritengo per memoria nel giardino, e ciò perché leggendo appresso Leandro Alberti nella quinta Regione d'Italia, al fol. 167, trouai ad verbum registrato l'istesso Epitaffio. che diede certezza maggiore del fatto; mentre disse esser stato posto nella di lui sepoltura in Benevento, e che poscia dal Cardinale Ottaviano Ubaldino Arcivescovo di Cosenza & Apostolico Legato à quell'atto, fatta discauare la cassa dello scomunicato cadauero, & fattala porre sopra di un carro, la fè cacciare fuori del Regno & con¬durre in questi confini di Ceprano dove lo trasmutò à lume spento, cioè dove hebbe le ferite, che furon causa della di lui morte in Benevento. Vedi il Collenuccio al lib. 4. dell Hist. del Regno ai fogl. 66

Hic iaceo Caroli Manphredus Marte subactus,
Caesaris haeredi non fuit urbe locus.
Sum Patris ex odiis ausus confligere Petro,
Mars dedit hic mortem, Mors mihi cuncta tulit.

Cornelio Vitignano nella Cronica del Regno di Napoli al cap. 36. descrivendo li mèdemi versi latini, li volgarizza in rima nel modo seguente:

Giaccio Manfredo qui da Carlo estinto,
D' Imperador Corrado successore,
Non hebbi luoco alla Città sospinto
Dal paterno odio al bellico furore,
Pugnai contro la Chiesa, ma ria sorte
M' uccise, e'l tutto à me tolse la morte

Il medemo fà Pandolfo Collenuccio da Pesaro nel lib. 4. del compendio dell' Historie del Regno di Napoli, con le annotationi di Tomasso Costo Napolitano, quale traducendo dal latino in volgare la sentenza di detti versi, così li pose in rima:

…Manfredo dal Rè Carlo son qui vinto,
Non in Città sepolto, e successore
di Cesare fui pur, ma fui sospinto
dal paterno odio al bellico furore,
Pugnai con Santa Chiesa, ella pur forte,
M'uccise e tutto ne portò la morte

Con succinta brevità descrisse il fatto Dante al Canto 3, della 3 Cant, in questi seguenti versi:

Se ‘l pastor di Cosenza, che alla caccia
Di me fu messo per Clemente allora,
Avesse in Dio ben letta questa faccia;
L’ossa del corpo mio sarian' ancora
In cò al ponte, presso à Benevento,
Sotto la guardia della grave Mora.
Hor le bagna la pioggia e muove il vento
Di fuor del Regno quasi lungo ‘l verde,
Ove le trasmutò a lume spento…